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Il giornalismo all’epoca del datamining

5 Ott

Journalism in the Age of Data di Geoff McGhee su Vimeo.

Journalism in the age of data è un documentario di ben 54 minuti realizzato da Geoff McGhee, un giornalista specializzato in multimedia e infografica.

Il documentario prova a fare il punto su come stia cambiando il giornalismo digitale che usa come meccanismo narrativo i dati e la loro rappresentazione grafica per raccontare una storia. Infatti come credo si possa immaginare, si possono raccontare e analizzare i fatti non solo con le parole ma anche con l’uso dei dati e delle rappresentazioni grafiche.

Un esempio è il famosissimo They Rule, che racconta gli intrecci del potere delle grosse corporations attraverso l’uso di mappe grafiche interattive di tipo social network.

Journalism in the age of data è possibile guardarlo nella versione annotata e divisa in capitoli presenti sul sito ufficiale del progetto.

(fonte: Tecnoetica.it)

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Webcam insonni

2 Mag

Come hanno reagito i newyorkesi alla notizia della bomba vicino times square? Ce lo dice la webcam posta sulla 24esima strada, da notare il deserto che si è creato poco dopo l’annuncio…

http://www.earthcam.com/usa/newyork/timessquare/

Cheers

La Tv a pagamento spinge la corsa dei nuovi media

16 Dic

La Tv a pagamento spinge la corsa dei nuovi media Satellite e digitale terrestre, segnala un’indagine del Politecnico di Milano, hanno mantenuto tassi di crescita a doppia cifra anche nel 2009 Gianluigi Torchiani – B2B24.IT 16 Dicembre 2009 Link * New media: attesa la scossa degli smartphone * La Web Tv conquisterà i televisori tradizionali * La pay tv conquisterà la metà delle famiglie italiane * Crescono le Web Tv ma va affinato il modello di business * Sky-Mediaset, nuovo duopolio della tv digitale La crisi economica ha colpito in maniera differenziata il mondo dei media: secondo quanto evidenzia l’Osservatorio su New Tv & Media della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2009 i canali tradizionali (Tv analogica, radio e stampa) hanno pagato la netta diminuzione degli investimenti pubblicitari, satellite e digitale terrestre hanno beneficiato degli investimenti Sky-Mediaset, mentre il Web è riuscito a mantenere un buon tasso di crescita. Le difficoltà dei vecchi media La ricerca, basata sull’analisi di più 550 canali relativi a tutte le principali piattaforme televisive digitali e su oltre 50 casi di studio, segnala come l’intero mercato italiano dei media abbia subito nel 2009 una contrazione compresa tra l’8 e il 10%, passando dai 18,5 miliardi di euro del 2008 a meno di 17 miliardi. Questa netta contrazione è stata determinata sia dalla diminuzione della raccolta pubblicitaria sui mezzi tradizionali non digitali (stampa -20%, Tv analogica -10%, radio -14%) che dal crollo (-20%) dei ricavi derivanti dalle vendite di quotidiani e periodici. Le difficoltà dei vecchi mezzi di comunicazione sono state parzialmente compensate dal felice andamento dei New Media (definizione che ricomprende tutti i canali fruiti dagli utenti tramite terminali digitali), che hanno segnato nel 2009 una crescita del 13% (sfiorando quota 5 miliardi di euro), generando nuovi ricavi rispetto al 2008 per quasi 600 milioni di euro. La digitalizzazione dal sofà di casa Se si va però a guardare dentro questo grande calderone dei New Media, si osserva come la digitalizzazione delle abitudini degli italiani nel campo della comunicazione appaia ancora guidata in misura dominante dal caro e vecchio telecomando televisivo: i mezzi che il Politecnico di Milano chiama Sofa-Tv digitali, ovvero in Italia fondamentalmente satellite e digitale terrestre (praticamente Sky-Mediaset), raccolgono ben il 76% del giro d’affari complessivo dei New Media italiani, a fronte di un peso di Internet pari al 18% e a un’incidenza del Mobile pari al 6% (quest’ultimo nel 2009 in flessione del 13%). Il modello pay In attesa della grande rivoluzione che arriverà nel 2012 con il completamento dello switch-off e l’addio all’analogico, il mondo delle nuove piattaforme televisive italiane (+15% nel 2009) sembra aver trovato la quadratura del cerchio nella disponibilità degli italiani a spendere qualcosa in più per avere a disposizione contenuti più accattivanti di quelli proposti dalla Tv tradizionale: ben l’87% dei ricavi delle tv digitali è infatti generato dalle somme pagate dagli abbonati, mentre soltanto il 13% arriva dalla pubblicità. Il satellite (ovvero il gruppo Murdoch) si aggiudica ancora l’84% di questa torta, ma il Dtt viaggia a doppia cifra e ha raggiunto un peso dell’11%. Alle piattaforme più innovative, come IpTv, Hand-Tv e Desktop Tv, restano soltanto le briciole, nonostante il progresso complessivo del 14% registrato nel 2009. Il duello Sky-Mediaset La forte competizione tra Sky e Mediaset nel mercato della Tv a pagamento sta insomma complessivamente facendo bene al mercato, spingendo i due attori a introdurre continuamente novità, sia a livello tecnologico che commerciale. Tra le innovazioni, la ricerca del Politecnico segnala in particolare la diffusione della Tv HD, spinta in questo momento soprattutto da Sky (ma non trascurata dagli operatori del Dtt) e il lancio di una prima versione non Ip della over-the-top-tv da parte di Mediaset, che potrà portare a un arricchimento dei contenuti e dei servizi erogabili tramite il digitale terrestre. Il Web rimane legato alla pubblicità Internet deve invece ancora trovare la formula giusta per diventare un business sostenibile nel lungo periodo: nel 2009 il mercato dei Media basati sul Web, inteso come la somma degli introiti da pubblicità e delle vendite di contenuti premium (video e musica in streaming e contenuti editoriali), dovrebbe attestarsi attorno a quota 910 milioni di euro, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2008. Ma a differenza della Tv digitale, il 98% di questo valore è costituito dall’advertising, mentre i ricavi dalla vendita dei contenuti sono ancora praticamente nulli. In pratica l’utente di Internet, che probabilmente spesso è anche un fruitore delle offerte pay del satellite o del digitale terrestre, non sborsa nulla per quello che vede o ascolta in Rete ma si limita a guardare (o più spesso ignorare) qualche banner. La domanda è se l’annunciato cambio di rotta di attori del calibro di Google e News Corp, potrà modificare questa consolidata abitudine: a questo proposito, secondo il Politecnico, sarà comunque fondamentale sviluppare adeguati sistemi condivisi a supporto dei micro-pagamenti.

Cellulari e new media rinforzano la famiglia

20 Ott

Cellulari, SMS, email, social network e il Web in generale possono essere deleteri per la comunicazione tradizionale e non mediata in famiglia? Per rispondere a questo quesito, e alle implicazioni pratiche ad esso legate, un team di ricercatori universitari ha condotto un’indagine statistica per comprendere le dinamiche familiari alla luce delle recenti novità nel campo della comunicazione interpersonale. A sorpresa, la ricerca ha rivelato come i nuovi sistemi per rimanere in contatto abbiano rinsaldato sensibilmente i legami della “famiglia tradizionale”.

Pubblicata dal Pew Internet and American Life Project, l’indagine statistica ha coinvolto un campione di 2.252 persone, selezionate per essere rappresentative delle diverse tipologie di famiglie negli Stati Uniti d’America. Mentre circa il 60% degli intervistati ha dichiarato di non aver ravvisato sostanziali differenze dovute alle nuove tecnologie, il 25% del campione statistico ha rilevato come telefoni cellulari e comunicazione online abbiano sensibilmente rinforzato i rapporti interpersonali all’interno delle loro famiglie. Un dato importante per comprendere le correnti modalità di comunicazione e confronto all’interno degli attuali nuclei famigliari, specie se confrontato con l’11% degli intervistati, che hanno invece dichiarato di aver rilevato numerosi effetti negativi dovuti alla nuove tecnologie.

L’indagine statistica ha messo in evidenza come l’utilizzo dei telefoni cellulari e di Internet sia particolarmente diffuso nelle case degli statunitensi, senza sostanziali differenze dovute al livello di educazione, al reddito, al tipo di impiego e all’appartenenza a una particolare etnia. Il 94% degli intervistati ha infatti dichiarato di utilizzare con frequenza Internet, così come le coppie con figli hanno confermato nell’84% dei casi l’utilizzo della Rete da parte della loro prole.

Stando ai dati forniti dalla ricerca, in appena dieci anni i sistemi di comunicazione all’interno delle famiglie americane sarebbero cambiati sensibilmente per merito della tecnologia. I telefoni cellulari, per esempio, hanno portato a un contatto maggiormente diretto e continuato nell’intero arco della giornata tra coniugi, ma anche tra genitori e figli. Per il 47% degli intervistati, le nuove opportunità comunicative offerte dalla tecnologia avrebbero sensibilmente migliorato la qualità della comunicazione all’interno delle loro famiglie, mentre solamente il 2% ha ravvisato un decadimento della qualità.

Infine, anche i sistemi di intrattenimento offerti dal Web iniziano a rivestire un ruolo importante per l’unità e la comunicazione all’interno della famiglia. Lo schermo del PC inizia a sostituire in molti casi quello della televisione, aggregando intorno a sé i membri della famiglia, che condividono i contenuti in maniera più articolata e partecipativa rispetto alla fruizione passiva davanti al televisore.

Status e Ruolo, confusione ai tempi dell’iPhone 3g

23 Lug

Sull’ultimo numero di Tv Sorrisi e Canzoni c’è una bella (si fa per dire) intervista a Irene Grandi, nota cantante italiana. Perchè scrivo di questo? Perchè molte volte l’opinione pubblica confonde troppo STATUS e RUOLO. Il titolo dell’intervista è “Irene Grandi ci racconta l’iPhone 3g”. Ora, senza nulla togliere alle capacità digressive e post-umanistiche di Irene Grandi, mi domando…”che cavolo potrà mai dirci Irene Grandi dell’iPhone”? Leggo l’articolo e la risposta arriva quasi subito: “Niente”. Appunto, niente di più di quello che i miliardi di individui al mondo già sanno. Cioè che l’iPhone fa le foto (male), fa vedere i video (peggio), ha il gps incorporato e il WiFi con Safari.

Molto spesso (sempre) si utilizzano personaggi pubblicamente famosi per pubblicizzare prodotti tecnologici. Niente di più comprensibile, però non tutti i lettori di Tv Sorrisi e Canzoni sono sbarbatelli che non conoscono il mondo della tecnologia, anzi può capitare che vi sia chi legge di un’intervista all'”esperta” di mobile Irene Grandi e pensa di non aver capito ancora come funziona il mondo dei media. Ed è così.

Comunque per smorzare un pò gli entusiasmi dei fan dell’iPhone 3g vi rimando QUI, tornerete con i piedi per terra.

cheers

Il Comunicatore Tv

15 Giu

Sono sempre rimasto affascinato dalle potenzialità del web 2.0 ma questa volta è proprio amore.
Sto parlando di Mogulus, la piattaforma share all in one, che permette a chiuqnue di creare la propria web tv con i propri contenuti. La novità è che siamo dinanzi ad un servizio gratuito, seppur limitato ad 1 gb di video uploabili (ma potete metterli su youtube e caricarli da li!).
Detto questo ho lanciato in pochissimi minuti la mia web-tv.
Chiunque voglia collaborare puo contattarmi visto che basta accedere con l’account che ho creato per aggiungere nuovi video e soprattutto andare in diretta con la propria webcam!

cheers

WEB TV IL COMUNICATORE

 

Quando la verità si perde nelle pagine di un libro

12 Mar

Recentemente mi è capitato (anzi ho voluto che mi capitasse) di partecipare ad un convegno presso l’Università del Sannio di Benevento riguardo la presentazione di un libro di un certo Pascotto, alias viceredattore del Tg4 di Emilio Fede.
Bene, oltre a presentare il suo ennesimo libro sulla scomparsa dei palinsesti televisivi (e già qui un errore) “La tv senza palinsesto”, il buon giornalista Pascotto ha cominciato a tessere la tela delle sue ipotesi (verificate?) sul perchè di tutto questo.
I dubbi (molti anzi troppi) mi sorgono spontanei:

1) Cosa vuol dire che la tv è senza palinsesto? Letteralmente vorrebbe dire che chiquneu può entrare all’interno degli studi Rai o Mediaset, prendere un Rvm e ficcarlo dentro il mangianastri in visione nazionale?
NO. Non è vero che non esistono più i palinsesti. Ma è vero che i palinsesti si sono “elasticizzati”, cioè oggi come oggi anche il canale “Superpippa Channel” può permettersi di mandare in onda la Fiorentina di Coppa Uefa.
Inoltre il fatto che oggi il Digitale terreste (come la Iptv, la MobileTv, Youtube, ecc…) permetta con evidenti limiti, al telespettatore di poter scegliere di vedere una cosa mentre in realtà sta andando in onda altro, ad esempio i goal della giornata mentre Maurizio Mosca sbraida a Controcampo, non vuol dire che non ci siano piu palinsesti…al contrario che ci sono molteplici palinsesti!!!
Insomma, Pascotto…non hai cominciato proprio bene il tuo libro….diciamolo….

2) Durante la conferenza stampa, l’autore sostiene che lo slittamento del “prime time” serale in Italia sia dovuto a scopi pubblicitari…cioè il fatto che “I Cesaroni” vadano in onda dalle 21.30 alle 00.00 invece che come il buon vecchio Callaghan dalle 20.00 alle 22.00, è dovuto alla semplice necessità della pubblicità di coprire una pià larga fetta di pubblico televisivo.
A mio parere nulla di più falso. Se i Cesaroni fossero andati in onda dalle 20.00 alle 22.30 avrebbero “venduto” la stessa fetta pubblicitaria. La spiegazione invece (scientificamente provata) sta nel fatto che sono cambiate le abitudini degli italiani di sedersi al tavolo per cena. E’ statisticamente provato che nel 1950 si cenava alle 19.00, nel 1970 alle 20.00, nel 2000 non prima delle 21.00….Da che mondo è mondo la Tv è il collante delle famiglie italiane e quindi (sempre per la solita teoria della costruzione sociale della realtà), palinsesto e abitudini serali si sono reciprocamente influenzate…
SLITTAMENTO PALINSESTO=SLITTAMENTO CENA ed è vero il contrario.

Caro Pascotto, per scrivere un libro non ci vuole solo capacità di critica ma ci vogliono fatti, scientificamente provati…altrimenti facciamo dirigere il Tg4 a Emilio Fede….oooooooops lo fa già ?!?

cheers