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La via libanese alla Pace

10 Apr

Ci sono italiani in Libano che lavorano per uno stato che non si sente in guerra, anche se al confine non la pensano così.

Nel centro del Libano un gruppo di volontari ha fondato l’associazione “Oui pour la vie” legalmente riconosciuta e operante principalmente nella periferia di Beirut. Lo scopo è quello di permettere alla popolazione del Libano di vivere un po’ meno con la paura che si respira al confine, dove lo scontro con Israele può scoppiare in qualsiasi momento. Continua a leggere

Rivoluzioni e social media, le regole per postare in sicurezza

28 Mar

L’organizzazione mondiale Access ha elaborato un documento per consentire ai cittadini del Medio Oriente e del Nord Africa di comunicare on-line proteggendo le proprie identità. Visti i disordini civili che impazzano i cittadini più attivi si rivolgono ai social media come unica fonte di sbocco per far sentire la loro voce non solo attraverso foto e video ma anche solo testualmente.
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Su “Google Finder” una finestra per cercare i famigliari dispersi

11 Mar

[La Stampa, 11 Marzo 2011]


ANTONINO CAFFO


Solo qualche giorno fa avevamo parlato di Google Finder, lo strumento che Google aveva messo al servizio dei famigliari dei dispersi dopo il terremoto di Christchurch in Nuova Zelanda. Poche ora fa un terremoto di dimensioni mai viste ha raso al suolo interi quartieri (prefetture) della costa nord orientale del Giappone. Anche in questo caso Google si è fatta avanti offrendo l’aiuto di Person Finder. Fino a ieri il servizio era esclusivamente in inglese. Da ora invece la prima pagina si apre automaticamente in giapponese per dare priorità alle richieste di aiuto di dispersi e di segnalazioni dei nomi dei superstiti che in qualche modo sono riusciti a raggiungere un internauta. Ovviamente è possibile optare per la lingua ingelse cliccando “English” nella barra superiore della pagina. Al momento i dati inseriti (sia di persone segnalate disperse che “ritrovate”) sono più di 7200. La cifra, vista la mole della tragedia, è destinata a crescere.

Contemporaneamente alla messa online del Finder per il Giappone, Google ha attivato un “centro di crisi” online, molto più dettagliato rispetto al disastro in Nuova Zelanda. Il sito “Google Crisis Response” rappresenta davvero una risorsa fondamentale per avere informazioni sullo stato in cui si trovano le zone colpite. Di particolare importanza la sezione dei bollettini ufficiali, lo stato dei treni e quello sul funzionamento delle centrali energetiche. La stessa Google ricorda che, dati i tempi molto ristetti, non verificherà l’esattezza dei dati inseriti, si appella quindi alla coscienza e allo spirito di collaborazione di chi può davvero aiutare i migliaia di disperati.

Ma è tutto il mondo della tecnologia a mobilitarsi per il Giappone ferito. Nelle ultime ore i più importanti portali e social network si sono mobilitati per dare una mano a chiunque volesse avere notizie su amici, cari, e conoscenti che si trovano nei luoghi del terremoto. In particolare su Youtube si possono giù trovare molti video amatoriali e chiunque abbia bisogno di aiuto (e sia in condizioni di avere accesso al Web) può postare un video per indicare dove si trova facilitando i soccorsi. Molto frenetica l’attività di Twitter, dove nelle ultime ore sono arrivati più di 1200 messaggi provenienti da Tokyo e dai territori circostanti.

Arriva Person Finder: così Google aiuta i dispersi

4 Mar

 

(da La Stampa, 3 Marzo 2011) 

Qualche giorno fa Google ha lanciato Person Finder, un’applicazione che permette di cercare (o segnalare) una persona scomparsa dopo il terremoto che ha colpito Christchurch in Nuova Zelanda. Appena siamo sul sito possiamo scegliere se avviare la ricerca di una persona o inserire il nome e cognome di un superstite del terremoto.

Il database online consente di ricercare un nome tra tutte le persone che, attualmente, risultano disperse in Nuova Zelanda. Al momento il numero delle registrazioni (sia nell’elenco delle richieste che delle segnalazioni) supera le 10.000. Google ha realizzato lo strumento di ricerca in collaborazione al Dipartimento di Stato americano che confida molto nell’aiuto dei navigatori telematici. Person Finder è stato progettato in maniera friendly, in modo da poter essere integrato in qualsiasi sito web o blog.

I familiari delle persone scomparse hanno in questo modo una possibilità in più di riabbracciare i loro cari e gli organi di soccorso una fonte alternativa di ricerca.

Non è la prima volta che Google offre il proprio aiuto a seguito di disastri naturali. Lo stesso Finder è stato utilizzato dopo il terremoto ad Haiti e molto probabilmente verrà implementato in aiuto ai dispersi di quello più recente in Cile. Per consentire in più largo raggio di azione, anche in mobilità, gli aggiornamenti in tempo reale di Person Finder vengono pubblicati su Twitter.

Meno conosciuto, ma ugualmente utile, il progetto del Ministero degli Affari Esteri italiano che, assieme alla Unità di Crisi, aveva lanciato a metà 2009 il sito “Dove siamo nel mondo.it” che permette a chiunque di segnalare sul sito o attraverso un sms e una telefonata, il viaggio che faremo in modo da consentire la creazione di un elenco degli spostamenti degli italiani nel mondo. Per una volta mettiamo da parte la privacy se stiamo andando in un luogo “caldo” del pianeta.

La riflessione è: viste le recenti vicende di cronaca, tali strumenti possono essere utilizzati anche in piccola scala? Il riferimento è all’aiuto della ricerca di persone scomparse, allontanate da casa, di cui non si sa più nulla. Una sorta di “Chi l’ha visto” più esteso sui social netwrok. Il rischio è quello di ricevere tante informazioni errate, come accade già adesso, ma il gioco vale la candela se c’è di mezzo una vita.

The Social Network. Il film

5 Ott

Egocentrici, paranoici, megalomani: nello splendido ritratto di David Fincher, gli eroi della rivoluzione digitale, da Mark Zuckerberg (un eccezionale Jesse Eisenberg) a Sean Parker (il sublime Justin Timberlake), fondatori rispettivamente di Facebook e Napster, appaiono come personaggi in cerca di autostima e legittimazione. The Social Network, ricostruzione romanzata delle origini di Facebook nelle sale americane dal primo ottobre, è il Quarto potere del ventunesimo secolo.

Più che una storia, un’epica: i nuovi imperi della comunicazione sono fondati sul tradimento, l’inganno e la manipolazione, come del resto avevamo già appreso leggendo l’eccellente Accidental Billionairs. The Founding of Facebook A Tale of Sex, Money, Genius and Betrayal (2009) di Ben Mezrich, da cui Fincher e Aaron Sorkin hanno tratto diretta ispirazione. In un’era in cui “friend” è diventato un verbo, l’amicizia ha perso del tutto ogni valore, suggeriscono i due autori.

Nel mondo darwiniano di Zuckerberg e soci, solo gli scaltri sopravvivono: gli inventori dei social network sono persino più inquietanti dei serial killer di Se7en e Zodiac che, se non altro, hanno un’ossessione per gli esseri umani che manca del tutto al più giovane multimilionario della storia. Nel film di Fincher, la creazione di Facebook è descritta come il frutto della profonda misantropia e misoginia di un individuo incapace di stabilire il minimo contatto con i suoi simili.

Facebook nasce infatti come vendetta personale contro la ragazza che, nella prima scena di un film che si apre ad Harvard, nel 2003, lo definisce uno “stronzo”, senza mezza termini, la stessa ragazza che Zuckerberg umilia pubblicamente sul suo blog (Live Journal, R.I.P.). Secondo un’altra, una delle avvocatesse che lo difende dalle continue cause legali degli ex-partner, Zuckerberg “non è uno stronzo, ma fa di tutto per sembrarlo” (e ci riesce benissimo, va detto).

Il suo unico amico, Eduardo Saverin (Andrew Garfield), gli fa causa per seicento milioni di dollari dopo essere stato accoltellato alle spalle, metaforicamente. Il Zuckerberg di celluloide è un mix di autismo e ossessione compulsiva. Le sue battute ricordano quelle di Patrick Bateman, il mostruoso assassino partorito dall’immaginazione perversa di Bret Easton Ellis e interpretato da Christian Bale nell’adattamento di Mary Harron (American Psycho, 2000).

Se non altro, Bateman aveva stile, mentre Zuckerberg si muove per il campus in sandali e calzini bianchi, maglietta e felpa sdrucita, in cerca di vittime. Freddo e calcolatore, Zeta è uno dei personaggi più ripugnanti e repellenti dell’intera annata cinematografica. Nerd all’ennesima potenza mosso da un senso di profonda insoddisfazione, rabbia e frustrazione, Zuckerberg crea Facebook per ottenere quella legittimazione sociale a cui ha sempre anelato.

Ma The Social Network racconta una storia che va al di là del suo fondatore e del suo entourage: Fincher mette in scena una società vacua e amorale, neurotica e vanitosa, in cui l’autopromozione – online e nel mondo “reale” – rappresenta l’unica modalità di interazione possibile. Una società virale, nel senso di patalogica: gli eccessi della popolarità e del narcisismo digitale hanno contagiato ogni aspetto della nostra esistenza. Che il messaggio di Fincher sia condivisibile o criticabile è irrilevante. Il grande merito di  The Social Network è aver sollevato una serie di domande che cinquencento milioni di individui (e passa) non possono permettersi di ignorare.

(fonte: Wired Italia)

Un mondo senza Apple (infografica)

4 Ott

QR CODE. Come ti costruisco il bigliettino da visita 2.0

28 Set

Qualche tempo fa è esplosa la moda dei codice a barre QR, cioè di particolari derivati dei codici a barre presenti sui prodotti di consumo, ad utilizzo prettamente web. Un esempio era quello di utilizzare tali codici nelle cosidette campagne di “viral marketing” o “guerriglia marketing”, appiccicando per le strade della metropoli, su lampioni e muri, tali codici, per promuovere particolari serate in discoteca o ritrovi universitari e così via. Solo negli ultimi mesi, tali codici sono divenuti di utilizzo prettamente professionale. Il primo network ad utilizzarli in tal senso è stata la nota rivista “Panorama” che già da diversi numeri inserisce, tra gli articoli più importanti, tali codici in riquadri, che possono essere letti dai comuni telefoni cellulari, basta che abbiano una connessione internet, per poter aprire i contenuti esclusivi.

Poco tempo fa mi è venuta un’idea, pensando ad un bigliettino da visita che andasse “oltre” i soliti nome, cognome, email, ecc.. E ho pensato ai Qr Code naturalmente.

Ho messo assieme in questo modo, con l’aiuto dell’amico Michele Sabella, un bigliettino da visita “wired”, connesso alla mia identità digitale.

Nella foto che lo produce fedelmente potete notare i 5 Code che ho deciso di utilizzare per “costruire” il mio bigliettino. Accanto d ogni codice c’è l’icona del social network di riferimento. Con un qualsiasi telefono cellulare basta scaricarsi gratuitamente il lettore a barre della Microsoft, http://gettag.mobi, aprirlo e puntare per pochi secondi sul codice, così verrete reindirizzati al profilo corrispondente.

Un’idea semplice ma, almeno secondo me, innovativa perchè unisce, finalmente, la vita sociale “organica” con quella prettamente “digitale” che ci siamo costruiti nel tempo.

Un certo Van Dijk (noto sociologo delle comunità virtuali)  sarebbe fiero di tutto ciò.

Le informazioni che ho deciso di non “taggare” sono le classiche: numero di cellulare ed email, perchè ad alcuni potrebbe interessare solo quello. I più innovativi invece potranno prendere spunto dall’idea per crearsi i propri Qr Code. Non c’è limite alla fantasia dell’uomo.

Anche di questo sarebbe contento Van Djik.

Breve spiegazione dei QR CODE (Wikipedia):

Un Codice QR (in inglese QR Code) è un codice a barre bidimensionale (o codice 2D) a matrice, composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema di forma quadrata. Viene impiegato per memorizzare informazioni generalmente destinate ad essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici e 4.296 alfanumerici.

Il nome QR è l’acronimo dell’inglese quick response (risposta rapida), in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida decodifica del suo contenuto.

I codici QR possono contenere sia indirizzi internet, che testi, numeri di telefono, o sms. Sono leggibili da qualsiasi telefono cellularesmartphone munito di un apposito programma di lettura (lettore di codici QR, o in inglese QR reader).