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Combattere la malaria in tempo reale

12 Giu

Se i medici dei paesi in via di sviluppo potessero seguire l’evoluzione di un focolaio di malaria in tempo reale, potrebbero rapidamente circoscrivere la diffusione della malattia, rendendo sicure zone a rischio con zanzariere e sistemi di protezione adeguati. Ed è proprio questo l’obiettivo della partnership di Hp con Ping (Positive Innovation for the Next Generation), l’organizzazione mondiale che aiuta a trasformare le nuove tecnologie in strumenti di self care per paesi dell’Africa e di altre zone del mondo.
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La via libanese alla Pace

10 Apr

Ci sono italiani in Libano che lavorano per uno stato che non si sente in guerra, anche se al confine non la pensano così.

Nel centro del Libano un gruppo di volontari ha fondato l’associazione “Oui pour la vie” legalmente riconosciuta e operante principalmente nella periferia di Beirut. Lo scopo è quello di permettere alla popolazione del Libano di vivere un po’ meno con la paura che si respira al confine, dove lo scontro con Israele può scoppiare in qualsiasi momento. Continua a leggere

Su “Google Finder” una finestra per cercare i famigliari dispersi

11 Mar

[La Stampa, 11 Marzo 2011]


ANTONINO CAFFO


Solo qualche giorno fa avevamo parlato di Google Finder, lo strumento che Google aveva messo al servizio dei famigliari dei dispersi dopo il terremoto di Christchurch in Nuova Zelanda. Poche ora fa un terremoto di dimensioni mai viste ha raso al suolo interi quartieri (prefetture) della costa nord orientale del Giappone. Anche in questo caso Google si è fatta avanti offrendo l’aiuto di Person Finder. Fino a ieri il servizio era esclusivamente in inglese. Da ora invece la prima pagina si apre automaticamente in giapponese per dare priorità alle richieste di aiuto di dispersi e di segnalazioni dei nomi dei superstiti che in qualche modo sono riusciti a raggiungere un internauta. Ovviamente è possibile optare per la lingua ingelse cliccando “English” nella barra superiore della pagina. Al momento i dati inseriti (sia di persone segnalate disperse che “ritrovate”) sono più di 7200. La cifra, vista la mole della tragedia, è destinata a crescere.

Contemporaneamente alla messa online del Finder per il Giappone, Google ha attivato un “centro di crisi” online, molto più dettagliato rispetto al disastro in Nuova Zelanda. Il sito “Google Crisis Response” rappresenta davvero una risorsa fondamentale per avere informazioni sullo stato in cui si trovano le zone colpite. Di particolare importanza la sezione dei bollettini ufficiali, lo stato dei treni e quello sul funzionamento delle centrali energetiche. La stessa Google ricorda che, dati i tempi molto ristetti, non verificherà l’esattezza dei dati inseriti, si appella quindi alla coscienza e allo spirito di collaborazione di chi può davvero aiutare i migliaia di disperati.

Ma è tutto il mondo della tecnologia a mobilitarsi per il Giappone ferito. Nelle ultime ore i più importanti portali e social network si sono mobilitati per dare una mano a chiunque volesse avere notizie su amici, cari, e conoscenti che si trovano nei luoghi del terremoto. In particolare su Youtube si possono giù trovare molti video amatoriali e chiunque abbia bisogno di aiuto (e sia in condizioni di avere accesso al Web) può postare un video per indicare dove si trova facilitando i soccorsi. Molto frenetica l’attività di Twitter, dove nelle ultime ore sono arrivati più di 1200 messaggi provenienti da Tokyo e dai territori circostanti.

Il giornalismo all’epoca del datamining

5 Ott

Journalism in the Age of Data di Geoff McGhee su Vimeo.

Journalism in the age of data è un documentario di ben 54 minuti realizzato da Geoff McGhee, un giornalista specializzato in multimedia e infografica.

Il documentario prova a fare il punto su come stia cambiando il giornalismo digitale che usa come meccanismo narrativo i dati e la loro rappresentazione grafica per raccontare una storia. Infatti come credo si possa immaginare, si possono raccontare e analizzare i fatti non solo con le parole ma anche con l’uso dei dati e delle rappresentazioni grafiche.

Un esempio è il famosissimo They Rule, che racconta gli intrecci del potere delle grosse corporations attraverso l’uso di mappe grafiche interattive di tipo social network.

Journalism in the age of data è possibile guardarlo nella versione annotata e divisa in capitoli presenti sul sito ufficiale del progetto.

(fonte: Tecnoetica.it)

La seconda era del blog.

27 Set

Roma – A dispetto dei soliti vaticini di sostituzione, che riguardano in genere tutti gli strumenti di comunicazione a nostra disposizione, una ricerca di eMarketer pubblicata la settimana scorsa racconta che, non solo i blog non sono ancora morti, ma il loro utilizzo sembrerebbe destinato ad aumentare, per lo meno negli USA, nel corso dei prossimi anni.


Si tratta di conclusioni sorprendenti rispetto ad una idea generale che riguarda non solo la generica capacità dei blog di influenzare il panorama informativo, ma che indica anche una tendenza che riguarda il numero di persone che scrivono un blog, quella nicchia di cittadini (in America circa uno su dieci) che partecipa con parole proprie alla composizione delle discussioni in rete.

Leggere i blog o scriverne uno sono oggi due attività molti distanti e vanno spesso riferite a persone diversissime. Per immaginare qualche valutazione sull’influenza dei blog, su chi siano davvero i loro lettori e su chi si prenda la briga di consultarli quotidianamente alla ricerca di informazioni, appare necessario intanto porsi qualche domanda su cosa sia un blog e su quali caratteristiche lo differenzino, per esempio, da un sito web informativo. Perché è evidente che i confini fra strumenti editoriali diversi si sono assottigliati nettamente negli ultimi anni, specie in USA dove, per esempio, esistono “blog” come Huffington Post che hanno oggi più lettori di storiche testate giornalistiche come il Washington Post.

Da questo punto di vista i dati di eMarketer sembrerebbero peccare di quell’eccesso di ottimismo che confonde la piattaforma di pubblicazione con le finalità editoriali dello strumento. Molto è “blog” oggi nel panorama informativo e comunicativo mondiale, molti nuovi soggetti si sono affacciati in Rete con prodotti informativi che hanno ottenuto grandi attenzioni e seguito, ma la definizione di “lettore di blog” è spesso complessa e non riassumibile nella semplificazione di una singola parola.

Molto più interessante il discorso sulla scrittura dei blog e sulla loro centralità nelle conversazioni. Da questo punto di vista nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un inevitabile spostamento delle discussioni dai blog (commenti e link reciproci) ad altri strumenti di condivisione di più vasta portata, come Facebook e Twitter. Le reti sociali sembrerebbero aver allontanato una quota di discussione da quei vecchi diari personali che un tempo chiamavamo blog, riducendo anche parte del fascino sociale che questi avevano per chi si dedicava alla loro scrittura.

Accanto ad un fisiologico effetto di addizione, abbiamo assistito ad una altrettanto evidente migrazione delle conversazioni dai blog verso i social network che sono oggi l’ambito dominante non solo di formazione dell’opinione, ma anche dello sharing informativo. Questo avviene fondamentalmente per ragioni di architettura: l’immediatezza di Twitter nella ridistribuzione delle segnalazioni, e la ampia diffusione di Facebook come piazza virtuale abitata da milioni di nuovi cittadini digitali che mai avevano aperto un blog e che solo occasionalmente ne avevano letto qualcuno, ha indebolito la centralità sociale dei blog e spostato altrove il ribollire delle discussioni.

Nello stesso tempo sembra di poter dire che molti di questi ambiti sociali che oggi richiedono la nostra attenzione non sono piattaforme altrettanto efficaci dei blog in termini di comunicazione strutturata, facilmente archiviabile e consultabile.

Se Facebook, Twitter o Friendfeed sono oggi il luogo del tempo reale informativo, quegli stessi ambiti sembrano essere, contemporaneamente, imperfetti servitori di una idea di costruzione organica del pensiero strutturato. Se la veloce battuta, il “like” alla vibrante campagna online o il rapido colpo d’occhio che quotidianamente dedichiamo alla nostra colonna di lifestreaming, non può esaurire la nostra capacità di maneggiare contenuti notizie ed opinioni ma solo potenziarne velocità ed ampiezza, questo significa che dovranno esistere (anzi, continuare ad esistere) altri luoghi della Rete vocati ad una sua più stabile organizzazione.

I siti web editoriali sono già da tempo in grado di rispondere a questa esigenza ed anche i blog personali, con tutti i loro limiti, hanno mantenuto intatta negli anni questa predisposizione alla lentezza del pensiero recuperabile. Scrivere un blog oggi significa, prima di tutto, partecipare ad una necessaria archiviazione dei pensieri, rubando tempo al veloce flusso di coscienza che è diventata oggi la regola della fruizione informativa ai tempi dei social network. Se questi spazi di raziocinio saranno destinati a mantenersi, nei prossimi anni, sarà certamente una buona notizia.

di M. Mantellini.

Premio Marzani. Un salotto per discutere di Berlusconi

12 Set

Edizione 2010 dedicata a Marco Santamaria, giovane giornalista prematuramente scomparso

Un premio per “La conoscenza e la valorizzazione delle diversità culturali del mediterraneo, per la Pace, la legalità il dialogo e la solidarietà tra i popoli”, questo l’obiettivo dell’edizione 2010 del “Premio internazionale giornalistico e letterario Marzani” svoltosi a San Giorgio del Sannio. Ospiti illustri per la due giorni di kermesse sannita l’11 e il 12 settembre: da Marco Travaglio a Sandro Ruotolo, da Rosaria Capacchione a Franco Roberti. Ad aprire la giornata sono stati proprio i due protagonisti mediatici Travaglio e Ruotolo che, inevitabilmente, hanno attirato una folta schiera di curiosi, appassionati e non, con la voglia di ascoltare i due autorevoli giornalisti sulle tematiche della “libera informazione contro la camorra e la mafia” come riportato dai numerosi, forse troppi, manifesti pubblicitari affissi in tutta la provincia. Il dibattito tuttavia, trascinato forse dalla folta schiera di sostenitori giovani e meno giovani, ha preso da subito binari distanti da quelli proposti dagli organizzatori dell’evento. I due giornalisti, coadiuvati dallo scrittore Manuele Bonaccorsi e dal moderatore Carlo Panella, si sono lasciati andare alle oramai famose digressioni sulla “fine del berlusconismo” e delle “macchiette” che la politica nazionale sta offrendo, senza tralasciare frecciatine ai politici locali, Viespoli in primis. Il dibattito, seppur condito da momenti di riflessione autentici sui problemi della libertà di stampa nel nostro paese, si è portato avanti a mò di Annozero, sembrava infatti che da un momento all’altro da dietro le quinte potesse spuntare Santoro, per riunire i tre resi famosi dalla trasmissione Rai. I protagonisti hanno argomentato su diverse tematiche, dalla già citata analisi della fine del berlusconismo allo scandalo dell’Aquila, dagli affari della Protezione Civile alla pratica delle leggi ad personam, dall’opposizione dei finiani al caso Boffo; si è parlato un po’ di tutto, tranne del tema principale, di quella libera informazione contro la camorra e la mafia per la quale parte del pubblico è accorso. Una giustificazione quella di non aver toccato tali argomenti giustificata forse dall’assenza degli unici due invitati che potevano davvero innalzare il livello della discussione su temi forti come quelli della legalità: Rosaria Capacchione per i suoi lavori giornalistici contro il malaffare e Franco Roberti, Procuratore della Repubblica di Salerno capo del Dda, presenti solo alla premiazione finale. A rialzare le sorti del Marzani 2010 ci hanno pensato alcune scrittrici intervenute il 12 mattina presso il Circolo Trieste all’interno del dibattito dal tema “Una carezza per la memoria”. Titti Marrone, Maria Pia Bernicchia, Susanna Wald le autrici di libri dedicati a varie vicende legate alle orribili stragi, soprattutto di bambini, perpetuate dai nazisti ad Auschwitz e durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 12 sera la conclusione e le varie premiazioni, tra cui quella per CDS TV per il lavoro svolto negli anni sempre con un giornalismo puntuale e attento alle problematiche sociali locali. Un saluto e l’arrivederci all’edizione 2011 di “Anno Zero”, ops … del “Premio Marzani”.

“IL SOLE 24 ORE.COM”. L’INFORMAZIONE EVERYWHERE EVERYTIME

19 Giu

DI SEGUITO L’ARTICOLO GRAZIE AL QUALE A LUGLIO HO VINTO IL CONTEST “24ORE.COM” INDETTO DAL “IL SOLE 24 ORE” PER LANCIARE I NUOVI SERVIZI SOCIAL DEL SITO. ASSIEME ALLA MIA RECENSIONE GIUDICATA LA PIU’ COMPLETA, TIZIANA PREZIO SI E’ AGGIUDICATA IL PREMIO PER QUELLA PIU’ ORIGINALE.

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Il Sole 24 Ore è uno di quei giornali che compri se sei laureato in economia. Almeno così sembra voler far credere il cravattato di turno. Ma non è cosi. Per fortuna. Il Sole 24 Ore è invece un giornale giovane, attento e dal suo punto di vista innovativo, concetto che associato all’editoria italiana non è azzeccatissimo, un po’ come associare il gioco del calcio ai francesi. Sfogliando il quotidiano cartaceo viene subito in mente una cosa che lo differenzia dai competitor nazionali: il sito web non è il rispecchiamento digitale delle notizie cartacee, e questo è un bene assoluto per il numero di notizie che in sé le diverse piattaforme di fruizione sfornano quotidianamente.  Ma vediamo più nei dettagli i pro e i contro delle piattaforme digitali messe in campo dal “Sole”.

VERSIONE WEB:

NAVIGABILITA’. Il sito è piacevolmente navigabile, forse un po’ troppo “lungo” verticalmente, ma forse proprio per questo dà il senso di profondità e ampiezza delle notizie. Essendo nato come un quotidiano di notizia economica, quello che salta all’occhio dopo l’header centrale, che rappresenta una carrellata di immagini e di titoli delle principali notizie giornaliere, sulla parte destra troviamo l’andamento delle principali borse mondiali seguite dalle ultime news del Radiocor. Interessante anche la barra inferiore centrale con i menu “Le idee del Sole 24 Ore, Scelti per voi, I più visti, I più letti, Il meglio dai blog. VOTO 7

GRAFICA. Grafica semplice e di rilievo, quasi un quadro del Matisse. Si gioca quasi sempre sull’alternanza del Rosso (come le tendine dei menu) e il Nero (sfondi, testi). Un chiaroscuro che aiuta (non a insaputa credo) anche la lettura dei testi e delle sezioni. Forse un po’ troppo grande la foto Header centrale, ma su schermi grandi e con risoluzioni elevate non dovrebbe dare problemi di compattezza nel totale. VOTO 7,5

SERVIZI. Sicuramente il punto di forza del “portale”. Innumerevoli sezioni, sia generaliste (Viaggi24, Cultura, il Trova Cinema) che di settore (Job24, Motori24, Finanza e Mercati). Un numero di pagine infinito, norme, andamenti delle economie mondiali, i blog Agorà e Nova100, e perfino lo Shopping24 con i consigli sugli acquisti in Edicola, Periodici e Vini. VOTO 8

MULTIMEDIA. Una quantità di immagini e video da far invidia ai migliori archivi. Approfondimenti su varie tematiche, molti articoli sono accompagnati da carrellate di immagini e video. E’ inoltre presente una sezione dei “Video più visti” che variano dalle tematiche economiche e sociali, dalle interviste ai video musicali. Ottimo. VOTO 9

SOCIAL NETWORK. Oggi come oggi un sito web che si rispetti non può non essere “perennemente online”. Anzi questo determinato periodo storico per l’editoria nazionale (e non solo) le nuove possibilità offerte dal web e dal citizen journalism rappresentano una forma inesauribile di rinnovamento e di freschezza. Per questo non poteva mancare l’estensione de Il Sole sui social network più rilevanti come Facebook, Twitter, LinkedIn, Friendfeed e così via. Due semplici battute sull’indiscusso capofila Facebook. Sulla bacheca del Sole 24 Ore accade quello che oggi dovrebbe accadere per ogni singola testata nazionale o locale in termini di attivismo sociale. Ad ogni singola notizia pubblicata sulla bacheca, ogni utente può commentare la notizia, dibatterla, discuterne con altri, con le ovvio regole della “netiquette”. Una forma di attivismo sociale e di giornalismo partecipativo essenziale, contro ogni forma di bavaglio.  VOTO 8


VERSIONE MOBILE:

NAVIGABILITA’. Trattandosi di navigazione tramite cellulari, smartphone e palmari, la navigabilità rappresenta il punto di maggior interesse per l’utente medio. Un sito pesante, che ci mette tempo per caricare e che presenta magari anche grafica in flash, può rappresentare un deterrente per far si che la versione mobile di un sito web rimanga fine a stessa, bella ma poco funzionale. Il portale mobile del Sole 24 Ore, data l’intelligenza degli editori e sviluppatori, non presenta alcuno dei presupposti negativi elencati sopra. Navigabilità verticale comoda, veloce e mai pesante. Un header fotografico centrale statico seguito dall’elenco delle notizie di maggior rilievo a livello nazionale e mondiale. Gli indici e i titoli finanziari con i rispettivi andamenti e la comodissima funzione di ricerca nell’intero sito. Nella parte finale si trovano le sezioni Notizie, Norme e Tributi, Finanza e Mercati, Economia, Tecnologie, cultura e i vari Magazine. Non per ultima la possibilità di attivare direttamente dal dispositivo i servizi Sms che personalmente non ho mai provato e non posso quindi giudicare. P.S. la prova è stata eseguita con un iPhone, attualmente il miglior device per visualizzare “alternativamente” ai PC domestici i siti web. Con altri dispositivi mobili più datati l’esperienza di navigazione non dovrebbe cambiare più di tanto vista la leggerezza delle immagini e della grafica fluida utilizzata. VOTO 8

GRAFICA. Ovviamente trattandosi di un portale mobile, come già evidenziato nella sezione precedente, la grafica non può e non deve essere il fattore principale. Un portale che vuole essere un’estensione di un quotidiane deve necessariamente saziare la sua funzione classica: informare. Anche se oggi come oggi molte immagini “informano” molto più di 1000 battute, su un dispositivo mobile non si può esagerare nelle foto, puntando molto di più sul teso e sull’organizzazione delle sezioni, davvero ben fatta e riuscita. VOTO 6,5

SERVIZI. Molti servizi presenti sul portale web “classico” sono nascosti in quello mobile per un semplice motivo: possono essere raggiunti entrando nelle singole sezioni o digitandoli nel riquadro “cerca”. Ad esempio entrando nella sezione “Tecnologia” possiamo scegliere tutte le altre sezioni correlate (es. Cellulari, Ict, Scienza, ecc…) che per ovvia mancanza di spazio non sono presenti in un’unica pagina come nel portale classico. Una sezione che manca e quella dello Shopping, che in ogni caso rappresenta ancora un punto interrogativo (un po’ ovunque) sui dispositivi mobili e una sicura sfida per il futuro degli Store mobili e dei relativi VAS (Servizi a Valore Aggiunto). VOTO 7

MULTIMEDIA. Nella versione mobile del sito non sono presenti direttamente immagini e video (tranne l’immagine header dell’articolo principale nella home). Nonostante questo, in calce ad ogni articolo sono presenti diversi strumenti di interattività interessanti. Vi è infatti la possibilità di visualizzare tutti gli Articoli Correlati a quello che stiamo leggende, avendo così sottomano una vera e propria cronologia di un determinato tema, e la possibilità di visualizzare i tag assegnati all’articolo di riferimento, navigando quindi tra gli articoli associati ai tag presenti. Si ricorda inoltre che, almeno sui dispositivi mobili più recenti, vi è la possibilità di visualizzare il portale anche in versione “classica” seppur sullo schermo del cellulare. In questo modo avremo accesso a tutte le gallerie presenti sul sito e ai video, a patto di avere un browser con lettore flash integrato o, come nel caso dell’iPhone, di un’applicazione di streaming video integrata (es. Youtube). VOTO 7

SOCIAL NETWORK. Diciamo la verità. Sul portale mobile del “Sole” non vi è alcun collegamento ai social network. A mio modesto parere poteva essere introdotta una barra, come sul portale classico, con i collegamenti ai profili esistenti sulle varie piattaforme di comunità virtuali (Facebook, Twitter e così via). Ma con il senno di poi e con il successivo ragionamento forse, la scelta attuale è quella giusta, vediamo perché. Oramai per tutti i sistemi operativi portatili (Windows Mobile, Symbian, Android, iPhone OS e l’imminente IOS4) esistono applicazioni ufficiali per i singoli social network. E’ molto più semplice ed economico in termini di tempo, aprire l’applicazione Facebook sul mio cellulare per controllare cosa c’è di nuovo sulla bacheca de “Il Sole 24 Ore” piuttosto che accendere il PC, navigare sul sito e controllare, la stessa cosa vale per Twitter, LinkedIn e tutti gli altri “aggregatori sociali”. La scelta è quindi duplice e non assolutamente dicotomica: se voglio accedere al sito del Sole per leggere le notizie e le ultime quotazioni lo posso fare andando sulla versione mobile dal mio cellulare, e se voglio controllare la bacheca del quotidiano su Facebook o gli ultimi cinguettii su Twitter lo faccio dal mio dispositivo mobile tramite le applicazioni dedicate, che esistono per tutte le piattaforme attualmente sul mercato. Una specificità di approccio che amo. Evidenziamo però un’integrazione importante: la possibilità cioè di condividere ogni singolo articolo via Facebook e Twitter tramite le rispettive icone presenti alla destra di ogni articolo visualizzato. VOTO 7,5

Antonino Caffo
antonino.caffo@hotmail.it