Il D-day dell’iPad è arrivato. Una tavoletta ci cambia la vita

28 Mag

Da oggi si potrà acquistare e scaricare “Repubblica”. Il gornale che esce dai confini della nobile carta, restando se stesso mentre diventa altro, è il sogno di chi non poteva coprire la distanza tra casa e edicola.

Il  giornale che esce dai confini della nobile e ancora vitalissima carta, senza rinunciare alla propria natura, mantenendo la propria faccia e la propria identità sensuale, restando se stesso mentre diventa altro, è il sogno che per decenni chi non poteva coprire la distanza fra la casa, la fermata dell’autobus e l’edicola, aveva cullato senza poterlo realizzare. Ancor più, chi viveva lontano dal proprio Paese e doveva accontentarsi di versioni striminzite o di facsimili di Repubblica vendute a prezzi inevitabilmente esosi, ora potrà non soltanto leggere, ma restare, con la stessa emozione di chi può mettersi una copia sotto il braccio, sentirsi parte della comunità di persone che si ritrovano attorno al proprio strumento preferito di informazione e di sentimenti. Meno passivi, più partecipi. In grado di leggere ogni giornale, ogni libro, ogni periodico, ogni blog, ogni sito pubblicato, ovunque. In mezzo metro quadrato portato sotto il braccio.

La libertà di informazione, di comunicazione, di stampa diventa ora completamente portatile, in un universo che continua a espandersi ogni giorno, e che include il giochino passatempo al libro d’autore, il blog e il quotidiano di carta liberato dalla limitazione della qualità grafica riprodotta su carta e reso splendente come mai nessuna patinatura aveva potuto fare in questi schermi ad altissima risoluzione. Con un tocco leggero si può giocare al gioco serissimo della libertà di scelta, liberarsi dalla schiavitù del pc monumentale sulla scrivania di casa o di lavoro, dal peso del portatile a tracolla che sega la spalla, dalla condanna delle anemiche batterie che ti piantano in asso nel momento più bello o in quello più importante. E quando, un giorno, anche l’Italia approderà con il solito ritardo in quel mondo del “wi-fi”, dei collegamenti a Internet diffusi ovunque, dalla piazza del paesetto ai giardini pubblici, dagli autogrill alle stazioni ferroviarie, dalle sale d’attesa degli ospedali alle aule, sfuggendo alla tirannide di sim, abbonamenti, tariffe incomprensibili, “provider”, il gioco dell’informazione diventerà davvero imprendibile.

Ci arriveranno e ci stanno arrivando, tutti su questo pianeta di giornali luminosi, in questo territorio delle care vecchie pagine che prendono vita tra dita, si animano, si illuminano, ci parlano, come noi possiamo parlare a loro, come quelle applicazioni e quei giochi che, nello stesso mondo, hanno saputo uscire dall’oggettino tascabile a cristalli liquidi passivi o pigolare come il pulcino Tamagochi da un ovetto di plastica. Il limite, oggi, è oltre un orizzonte che non conosciamo, ma verso il quale noi di Repubblica per primi fra tutti i quotidiani e le aziende editoriali italiane cominciammo a muoverci con Repubblica. it, quando ancora Internet era un faticoso esperimento per pazienti navigatori a vela, se non oggetto di sarcasmi e ironie sussiegose.

Ora che il gioco si fa serio, e pesante, (e il prezzo della “tavoletta”, come tutto, è destinato a scendere) la serietà diventa un gioco, e ancora una volta i tentativi di bloccare il progresso – se questa parola non è ancora politicamente scorretta – sono condannati dalle cose, dalle idee e dalla tecnologia a perdere. Non ci potranno essere più sequestri di pacchi di giornali fastidiosi o falò di pubblicazioni proibite. Controllare e bloccare i “server”, che possono essere fisicamente ovunque, in Alaska come in Patagonia, si fa sempre più problematico per i regimi che vogliono nascondersi dietro le censure, le leggi, le polizie o gli “agit prop” del potere e questo sbarco sul pianeta luminoso del giornale che si accende su quel piccolo schermo di 10 pollici che sembra enorme è la promessa, non la certezza, che sarà, per ora, allontanato il “Buio a Mezzogiorno”.

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