Steve, the Big Bros

14 Ago

Ha portato un nuovo modo di intendere il touchscreen. Ha portato il suo know how multimediale, leggi iPod, nel mondo della telefonia mobile, costruendogli intorno un device a 360 gradi. Apple è però andata oltre, aggiungendo un ingrediente inaspettato, negativo, che stona, e, pertanto, indigesto. La spia che controlla. Che giudica il contenuto di iPhone 3G, le sue applicazioni, spazzando via (in linea teorica, per ora) gli elementi maligni.

“Tutelare la privacy dei dati utente”, lo spirito dichiarato dalla casa di Cupertino per voce dell’AD Steve Jobs. Quella stessa privacy che, secondo altri, è stata calpestata. Un vero e proprio polverone, mentre sono 3 i milioni di iPhone venduti nel primo mese di commercializzazione, addirittura 60 le applicazioni acquistate e scaricate tramite App Store; la piccola grana rappresentata da “I am rich” scompare, di fronte alla notizia riportata qualche giorno fa da Telefonino.net, e di fronte all’intervista rilasciata al Wall Street Journal da Jobs, che ha ammesso l’esistenza di un programma che vigila sul contenuto di iPhone.

Un controllo in remoto. Ufficialmente, non si era mai sentito nulla del genere. Mentre le varie associazioni dei consumatori raccolgono già adepti al fine di preparare una crociata per molti versi motivata e giustificabile, rimangono di fondo alcune considerazioni.  Su tutte, un senso di tradimento, ravvisato in prima istanza dagli sviluppatori, e quindi dal popolo Apple. C’era davvero bisogno di un programma di questo genere?

Le parole di Jobs sono tardive: non è sufficiente dire che “…il sistema diventerà operativo solo in caso di distribuzione di una applicazione capace di sottrarre i dati sensibili e quelli personali dell’utente…”, e questo per molte ragioni. Sulle altre, la prevaricazione di una eventuale cancellazione, e soprattutto la mancata comunicazione dell’esistenza di questa applicazione spia in fase precedente rispetto alla commercializzazione.

Ovviamente, dichiarare l’inserimento di questo vigile virtuale in fase di pre-vendita, avrebbe comportato una lunga serie di dibattiti, e magari anche qualche numero inferiore rispetto a quelli strabilianti ammirati in questi primi quaranta giorni di disponibilità di iPhone. E’ altrettanto vero, però, che al cliente purista targato Apple avrebbe fatto piacere una certa onestà intellettuale.

E’ quindi Steve Jobs il vero Grande Fratello?

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