Google si fa più umano

20 Giu

Sono molte le ricette al mondo protette da rigorosi segreti industriali, tesi a rendere unico e riconoscibile il gusto di una bibita, di un panino o di una porzione di pollo fritto. La filosofia cambia di poco se dal gustoso panorama dei cibi ci si sposta nell’asettico e tecnologico mondo dell’informatica. Carpire i segreti dei grandi colossi dell’era digitale non è certo semplice, specie se si basano su un numero considerevole di variabili. In questo senso, l’algoritmo del motore di ricerca Google sembra essere uno dei segreti industriali meglio custoditi del Pianeta. Eppure, talvolta, qualche dettaglio emerge ugualmente.

 

Nel corso di una conferenza, infatti, uno dei principali responsabili del settore ricerche di Google, Udi Manber, ha rivelato qualche dettaglio sul motore di ricerca che, più di tutti, fa muovere il Web ormai da numerosi anni. Interessati a implementare costantemente i loro sistemi, gli sviluppatori di Mountain View lavorano con un unico ideale in mente, ben riassunto da Manber: «Idealmente, ci piacerebbe capire le vostre domande, comprendere tutta la conoscenza e poi unire le due cose». Naturalmente, l’ambizioso obiettivo prospettato da Manber non è ancora raggiungibile con gli attuali sistemi, quindi Google deve per forza analizzare e catalogare il maggior numero possibile di contenuti sul Web, trasformare una semplice chiave di ricerca in un’area semantica su cui lavorare e infine fornire un elenco di risultati, il più pertinenti possibile, all’utente.

Ciò che anni di utilizzo hanno reso una procedura ormai scontata per gli internauti è in realtà un processo estremamente complesso, che prevede un alto numero di variabili per essere realizzato correttamente. In ogni istante del giorno, Google fornisce a decine di milioni di utenti le risposte alle loro domande utilizzando quasi tutte le lingue del mondo, calibrando i risultati su ogni singolo utente in pochi centesimi di secondo. Processi che richiedono, e richiederanno, ingenti risorse fino a quando i computer non inizieranno a simulare il pensiero umano, ha confidato Manber: «Il ventesimo secolo era orientato a dominare la natura. Il ventunesimo secolo sarà orientato a capire le persone. I più grandi centri al mondo di calcolo informatico forniscono ricerche per il Web, email e social network» e proprio dall’analisi dell’enorme mole di dati di questi centri potrebbe partire la comprensione dei meccanismi che sottendono al pensiero umano.

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