Le barriere della comunicazione pubblica

13 Mag

Comunicare non è solo far sapere, ma anche ripensare processi organizzativi e procedure amministrative, ridefinire ruoli e competenze, individuare modi e forme diverse di gestire ed erogare servizi. Vuol dire scegliere strumenti, individuare pubblici, definire i linguaggi. Questo è il ruolo che la comunicazione nelle pubbliche amministrazioni dovrebbe ricoprire. Tuttavia oggi come oggi, solo una piccolissima percentuale delle PA (pubbliche amministrazioni) italiane hanno all’interno dei propri organici, professionisti e addetti del settore, molto spesso accade che i ruoli si accavallino, che un dipendente faccia anche “altro”.

Non molti ricordano che l’Italia, nonostante tutto, pochi anni fa ha varato una legge, la cosiddetta Legge Quadro 15/2000 che rappresenta il completamento del generale diritto all’informazione da parte dei cittadini della legge 241/1990. La legge quadro del 2000 indica alcuni punti essenziali che devono essere presenti nelle amministrazioni pubbliche: introduzione delle figure del portavoce, dell’addetto stampa e del comunicatore; principio di allocazione delle risorse certe; ruolo preponderante degli strumenti informatici; ruolo della formazione e dell’aggiornamento professionale. Senza nulla togliere alle altre figure già presenti da decenni nelle amministrazioni pubbliche (ingegneri, segretari, ecc…) vi sembra di riconoscere qualcuna delle sopracitate in qualche amministrazione pubblica locale? A dire il vero solo da poco il Comune di Benevento ha introdotto la figura del portavoce, come abbiamo visto obbligatoria sin dalla legge del 2000. Questi temi sono importanti perché, al pari delle emergenze ambientali e politiche, prevedono ruoli e competenze necessarie al buon funzionamento della macchina amministrativa pubblica.

La spinta verso la creazione di un linguaggio comune, un metodo comune, è impossibile per l’amministrazione che non ha al suo interno le persone in grado di condividere questo linguaggio e questo metodo. Inoltre, è del 2002 una certa legge Frattini considerata il manifesto della comunicazione nelle istituzioni. Oltre a ribadire i principi della 150 essa indica precise misure da adottare per incentivare la comunicazione biunivoca tra cittadini e amministrazione. Il punto focale è l’allocazione di risorse certe nell’ordine di almeno il 2 percento del bilancio annuale da dedicare ad attività di comunicazione, e la necessità di figure ad hoc da inserire in determinati campi, a discapito delle “pluricompetenze” interne, il che vuol dire che un segretario (o un ingegnere,ecc…) non può fare comunicazione.

Ovviamente fatta la legge ecco trovato il raggiro.

Né la legge 150, né la Frattini, indicano le eventuali sanzioni contro le amministrazioni che vengono meno alle disposizioni legislative in materia, tutto sta’ al “buon senso” delle amministrazioni che sono al potere. Nonostante le leggi in materia di comunicazione prevedono che vi sia un’apposita copertura finanziaria per risorse aggiuntive e per le iniziative di formazione, che ovviamente devono essere attuate da ciascuna amministrazione sulla base delle proprie disponibilità finanziarie, con dati alla mano ancora oggi siamo di fronte ad un 35% di amministrazioni pubbliche che hanno impostato almeno un livello base di funzioni di comunicazione, e di questa percentuale solo il 15% rappresenta amministrazioni “al passo con i tempi” (web, carta servizi sociali, ecc…).

Purtroppo gli esempi (e le cifre) che ho citato non riguardano solo i nostri enti e amministrazioni. E’ tutta l’Italia ad essere carente sotto questo punto di vista. Non basta sperperare soldi per fare un portale internet super-interattivo e all’avanguardia se poi non ci sono i responsabili che lo aggiornano (è il caso del defunto Italia.it, provate a chiedere a Rutelli), non basta stampare ogni settimana quattro righe con le date di ritrovo del consiglio comunale se poi non c’è nessuno che vi partecipa e che non sa nemmeno di che si parla. Non basta, serve altro, appena un passo più avanti. Altrimenti non meravigliamoci se le classifiche dell’OCSE dicono che in quanto a percentuale di crescita nel campo dell’innovazione pubblica siamo al 45esimo posto, dietro Porto Rico e Cipro.

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