Andare per Grilli…

4 Mag

La vicenda per Grillo assume dei toni quasi tragici e certamente paradossali: il capopopolo vittima del suo stesso populismo. Molti entusiasti della primissima ora, che lo avevano seguito affabulati dal suo carisma e condividendo i suoi strali indifferenziati, ora lo abbandonano mossi dalla medesima incapacità di discernere, scandalizzati che il fustigatore del malcostume politico dichiari più di 4 milioni di euro all’anno, pagandone circa uno e otto di tasse. Viene davvero da chiedersi cosa abbiano creduto fino ad oggi. Che Grillo non fosse un poveretto era cosa già nota, non serviva di certo il colpo di coda attuato dal ministro uscente Visco per rendere il suo status di pubblico dominio. Ma era necessario che lo fosse, povero? Doveva forse fare voto di povertà, nemmeno fosse San Francesco, per servire la causa della libera informazione e formulare il suo atto d’accusa alla corruzione della classe politica? Evidentemente no, non ce n’era bisogno.

La reazione del comico genovese è stata invece piuttosto scomposta. Invece che prendere le mosse dal fattaccio per una nuova, confusa invettiva scagliata dal suo blog, avrebbe fatto meglio a rispondere qualcosa come: “È vero, per il 2005 ho dichiarato 4 milioni lordi e rotti… e allora?”. Ne sarebbe uscito sicuramente meglio.
La sensazione che ne ricavo è che Grillo stia scontando la vaghezza, la genericità delle sue stesse premesse. L’indifferenziato “sono tutti corrotti”, nel quale può essere compendiato il suo j’accuse alla casta, è certo una formula semplice ed estremamente efficace nel catalizzare l’insoddisfazione popolare verso la politica, ma può evidentemente trasformasi in un boomerang. Per sé e per la politica.
L’incalzante denuncia di Grillo qualche effetto positivo l’ha indubbiamente sortito, sensibilizzando una grande massa di persone a problemi che forse non avrebbe spontaneamente selezionato.

Ma alla lunga si sono fatte sentire anche le ricadute negative. Il fatto che i politici possano essere corrotti ha inevitabilmente indotto il pregiudizio della corruzione della politica. Con l’inevitabile corollario del “tanto sono tutti uguali”. Le conseguenze di una simile visione livellatrice sono disastrose, perché portano alla rinuncia, allo scoramento, a una diffusa rassegnazione e, dunque, a una maggior disponibilità a credere a falsità costruite ad arte – che poi magari si presentano con un vestito nero anziché rosso – , ed è probabilmente proprio qui che il “grillismo” ha compiuto il suo paradossale avvitamento, diffondendo la stessa patologia che intendeva curare.
Un discorso analogo vale per l’informazione, che in Italia davvero non è tutta da buttare, soprattutto la carta stampata. Leggere però è un esercizio faticoso e ancora più faticoso è capire, perché significa forse riconoscere anzi tutto che la verità non sta da una parte sola ma è intrinsecamente polifonica e continuamente sfuggente, e tutto quello che possiamo fare è cercarne i pezzi e dedicarci al faticoso e mai concluso compito di ritesserli insieme.

I rimedi più semplici e la denuncia indistinta della “casta” suonano probabilmente più attraenti dell’analisi minuziosa e della paziente ricerca. Ma alla fine lasciano privi di una meta e più sfiduciati di prima a contemplare una realtà ancora più amara. Forse molti grillini dovrebbero riflettere su questo, più che su quattro milioni di euro.

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